Al modo stesso in cui le modificazioni temporanee, fuggevoli, di ogni singolo essere s’iscrivono nell’oceano dell’anima universale 1 , così la dimensione micro-cosmica del tempio massonico assiste all’incessabile sciogliersi e coagularsi (inevitabilmente, lo favorisce) d’intime relazioni – in concordia discors – tra le sue componenti e l’armonia dell’insieme. È il lavoro collettivo attraverso il quale l’influsso spirituale, trovandovi misurato punto d’appoggio, permea i processi mentali degl’iniziati che si riuniscono come una Loggia.

Ipotizzando che la coscienza dell’uomo ordinario sia vigile solo entro i limiti ristretti della modalità corporea e di alcune componenti di quella psichica, e che egli non abbia quindi alcuna conoscenza diretta del «mondo» spirituale, sono comprensibili sia l’affermarsi sia il permanere della teoria secondo cui l’essere umano sarebbe costituito da due componenti fondamentali: corpo e anima, confondendo spesso, di fatto, anima e spirito. Infatti, proprio non avendo alcuna percezione diretta della spiritualità, o del «divino», l’uomo le attribuisce volentieri ciò che è invece, nella migliore delle ipotesi, solo un qualche aspetto della «sfera» superiore dell’anima.

A te mi manda il regnator celeste
ch’io ti dica in sua vece: Che pensiero,
che studio è il tuo? Con che speranza
indugi in queste parti? 1

Virgilio, Eneide, IV, 404-407

La meta finale del viaggio iniziatico si trova in realtà ben al di là del nostro piccolo mondo, i cui ristretti limiti rappresentano ancora una vera e propria prigione per chi sia pronto a spiccare il volo verso altri orizzonti; d’altro canto, se così non fosse cosa ci starebbe a fare in Loggia la raffigurazione del «Cielo stellato», che sembra essere lì apposta per indicare la direzione da seguire 2 ?  E poi, chi abbia portato effettivamente a compimento il pellegrinaggio in «terre straniere» – stabilendosi così in quel punto geometrico che simboleggia l’«ombelico del mondo» 3 –, dovrebbe ritenere esaurita con ciò la propria ricerca di conoscenza?

«Ogni persona che abbia letto qualcosa sulle società segrete cinesi non può non essere stato impressionato dalla somiglianza tra di esse e la Massoneria». Con queste parole si apriva il trattato di G. Schlegel sulla «Società del Cielo e della Terra» (Tienti-houei) 1 , considerato ancora oggi, a quasi un secolo e mezzo dalla sua pubblicazione, uno dei testi di riferimento sul simbolismo e i rituali delle organizzazioni note in occidente come «Triade».

L’uomo della strada, quando sente nominare parole come «esoterismo», «spiritualità» o «iniziazione», vi associa normalmente immagini abbastanza oniriche, tendenzialmente legate al dominio dell’irrazionale e del fantastico. Grattando un po’ la crosta, però, non è difficile scoprire, sia nella letteratura che si occupa di tali argomenti, sia nei gruppi umani che – con gli approcci più diversi – aspirerebbero alla loro applicazione «pratica», una visione del mondo piuttosto diversa, molto più prosaica, nella quale le dispute per accertare la legittimità di una determinata filiazione o la titolarità di un patrimonio rituale tengono un posto non indifferente.