Nel primo numero di questa rivista è stato pubblicato, a firma Denys Roman, uno studio dal titolo «A proposito delle ripetizioni rituali». Presentiamo ora, dello stesso autore, il suo primo articolo, intitolato «Osservazioni su alcuni simboli massonici», apparso in «Études Traditionnelles» nel 1950, redatto su richiesta di René Guénon e volto a rettificare diversi equivoci ed errori, alcuni di grossa taglia, contenuti nel libro La Symbolique Maçonnique dell’autore occultista Jules Boucher, libro che all’epoca godeva di fin troppa considerazione negli ambienti massonici francesi. Accanto a tale lavoro di «rettifica», l’autore ha modo di affrontare aspetti poco noti o trascurati del simbolismo muratorio, posti in rapporto con dati tratti da altre forme tradizionali. L’articolo, concepito sotto forma di recensione, venne ripubblicato successivamente nella raccolta postuma Réflexions d’un Chrétien sur la Franc-Maçonnerie 1 , che va ad affiancarsi ad un primo volume, uscito qualche anno prima, René Guénon et les destins de la Franc-Maçonnerie 2 , a cura dell’autore. I due volumi riuniscono una selezione dei principali lavori di D. Roman – autore poco conosciuto in Italia –, scelti tra quelli redatti, nel corso di più di trent’anni, per le svariate riviste alle quali ebbe modo di collaborare.

 

È noto che Denys Roman è lo pseudonimo di cui si servì Marcel Maugy (1901-1986) per firmare i suoi scritti, molti dei quali furono pubblicati, tra le alterne vicende che ne segnarono gli sviluppi dopo la morte di René Guénon nel 1951, su «Études Traditionnelles». È proprio grazie all’incontro con l’opera che questi veniva esponendo sulle pagine della rivista francese che aveva inizio per D. Roman un lungo «“lavoro preparatorio”, fatto di meditazione e di approfondimento dei simboli, effettuato “senza fretta”, senza la “ricerca di uno scopo immediato”» 3 . Iniziato alla fine degli anni Quaranta nella Loggia «La Grande Triade» all’Obbedienza della Grande Loge de France, tale lavoro proseguiva per così dire «dall’interno», in una direzione che doveva portarlo tra l’altro a redigere «[…] un rituale scozzese d’ispirazione tradizionale 4 ; egli intraprenderà questo compito (che doveva d’altronde riprendere alla fine della sua vita) sotto l’autorità e il controllo di René Guénon, col quale intratterrà una corrispondenza che proseguirà per molti anni fino agli ultimi mesi di vita del Maestro, e dalla quale egli seppe trar partito per la sua riflessione e la sua opera» 5 .

 

Non possiamo pensare di abbordare in queste brevi note, sia pure per sommi capi, una disamina dei contenuti di tale opera; ci limitiamo a menzionare alcuni titoli, compresi nelle due raccolte citate, che riteniamo siano di particolare interesse per i lettori cui si rivolge «La Lettera G». Oltre a quelli già pubblicati qui, ricordiamo: «Pitagorismo e Massoneria»; «Dal Tempio alla Massoneria attraverso l’Ermetismo cristiano»; «Su alcuni aspetti della Massoneria detta “scozzese”»; «Massoneria Templare, Massoneria Giacobita e Massoneria Scozzese»; «Alla gloriosa memoria dei due san Giovanni»; «“Euclide, allievo di Abramo”»; «Un rito massonico dimenticato: l’imposizione del nome dei Maestri»; «Luci sulla Massoneria dei giorni antichi »; «Il Manuel Maçonnique di Vuillaume»; «L’affaire Taxil»; «Aspettando l’ora della potenza delle tenebre».

 

Dagli scritti di D. Roman traspare la volontà costante di restituire al loro autentico significato le molteplici «eredità» custodite dalla Massoneria, tali da indurre l’autore ad impiegare l’espressione, in effetti per certi versi calzante, di «Arca vivente dei simboli». Osservava in proposito R. Guénon, che «vi sarebbe certamente molto da dire su questo ruolo “conservatore” della Massoneria e sulla possibilità che le è in tal modo offerta di supplire in una certa misura all’assenza di iniziazioni di un altro ordine [rispetto a quelle di origine artigianale] nel mondo occidentale attuale» 6 .

 

Chi annetta ai simboli e ai riti massonici una portata non semplicemente «letteraria» o «cerimoniale» potrà trovare in tali scritti numerosi elementi di interesse e di riflessione, frutto in definitiva di un’«adesione incondizionata» – per usare le sue stesse parole – da lui maturata nei confronti dei contenuti dell’opera di R. Guénon; del resto, è a quest’ultimo che occorre far risalire molte delle indicazioni riguardanti i rituali massonici, che l’autore ha avuto il merito di esporre e «illustrare» senza snaturarle, testimoniando, oltre ad una notevole conoscenza dei temi trattati, una non comune «fedeltà» allo spirito di tale opera, spirito che in fondo si identifica essenzialmente con quello che anima la Massoneria stessa.

 

Abbiamo quindi motivo di pensare, per concludere queste annotazioni, che la lettura dell’opera di Denys Roman «[…] saprà risvegliare in coloro per i quali la Massoneria non è soltanto una società conviviale o un peculiar system of morality, il senso acuto della Vigilanza e la coscienza della natura iniziatica dell’Ordine. Pensiamo anche che [tale lettura] non mancherà di suscitare “vocazioni” massoniche autentiche, dell’ordine di quelle che non sono semplici inclinazioni individuali, ma la sentita manifestazione di una necessità interiore che accompagna un gusto certo per il rito e il simbolo. Questa lettura, infine, ricorderà, oltre all’attenzione privilegiata e all’“interesse vigile e fraterno” portato da R. Guénon alla Massoneria fino ai suoi ultimi giorni, l’importanza capitale della sua opera per l’apprendimento del vero simbolismo, dei princìpi da cui procede e, in una parola, del riconoscimento della sua origine non-umana» 7 .

  1. Éditions Traditionnelles, Paris, 1995. In precedenza tale scritto, accompagnato da una nota di André Bachelet, comparve nei nn. 55-56 della rivista «Vers la Tradition».
  2. Éditions de l’Œuvre, Paris, 1982; Éditions Traditionnelles, Paris, 1995.
  3. A. Bachelet, Presentazione a Réflexions d’un Chrétien sur la Franc-Maçonnerie, p. 11.
  4. Il rituale in questione, elaborato in vista del suo impiego da parte della Loggia «La Grande Triade» ed eventualmente della stessa Grande Loge de France, a causa di circostanze avverse non venne mai adottato (N.d.R.).
  5. A. Bachelet, «Presentazione», op. cit., p. 14.
  6. «Parole perdue et mots substitués», in «Études Traditionnelles», luglio-dicembre 1948. Ora nella raccolta Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, Éditions Traditionnelles, Paris, 1964, T. I, p. 40.
  7. A. Bachelet, «Presentazione», op. cit., p. 37.