Per sollevare massi particolarmente pesanti, gli antichi muratori utilizzavano uno strumento chiamato in inglese lewis e in francese louve [in italiano ulivella]. Questo strumento è descritto nella Massoneria simbolica come composto dall’assemblaggio di alcuni pezzi di metallo 1 incastrati in una Pietra cubica.

 

Per rappresentarsi un’ulivella, occorre rifarsi alle tecniche utilizzate nell’antica muratoria. Ci si serve di un particolare scalpello chiamato in francese ciseau à louver, per scavare la superficie del blocco e creare un trou de louve, ossia una cavità di forma svasata, più stretta al suo orifizio che nel fondo.

 

S’inseriscono all’interno di tale incavo tre cunei metallici fissati l’uno all’altro, il cui insieme forma il lewis o l’ulivella; i tre cunei si allargano verso il fondo della cavità quando l’insieme viene sollevato per mezzo di un sistema di pulegge, sicché la pietra si trova a essere trattenuta da un vincolo di solidità estrema.

 

I rituali presentano il Lewis come simbolo di Forza 2 ; essi precisano che Lewis o Louveteau [in italiano Ulivello] è altresì il nome dato al figlio di un Massone, e aggiungono che il suo dovere verso i propri genitori consiste, in particolare, nel sollevarli dal fardello delle difficoltà quotidiane, sostenendolo in loro vece, a motivo della loro età avanzata. L’Ulivello ha il dovere di assumersi il carico che i propri genitori non possono più portare a causa dell’esaurimento delle loro forze.

 

La parola lewis è, parrebbe, la trascrizione fonetica del latino levis, la cui radice è anche quella del verbo levare, «elevare», «sollevare». La stessa radice si trova nel termine inglese level, «livella» 3 . La parola francese louve potrebbe ricollegarsi alla stessa radice? Apparentemente no: essa rimanda all’attitudine dell’animale così denominato [la lupa, louve in francese], allorché essa tiene tra le sue fauci una preda che è impossibile indurla a lasciare; louve (anche considerato nel senso dello strumento muratorio) deriva dal latino lupa, che designa la femmina del lupo 4 .

 

Sia come sia, l’etimologia suggerisce un parallelo tra il simbolo del Lewis e quello della Livella 5 Quest’ultima serve a posare le superfici piane e a verificare le orizzontali. Essa rende possibile una tale verifica a partire dalla verticale stessa: la livella, infatti, comprende una barra trasversale, sulla quale è tracciata una linea retta (la linea di fede), e al cui vertice è agganciato il filo a piombo; è allorché tale filo a piombo si distende lungo la linea di fede che l’orizzontalità della superficie sulla quale è collocata la Livella è messa in evidenza. In tal modo la Livella indica l’unione della verticale, e dell’orizzontale 6 , e, di conseguenza, simboleggia l’unione del Cielo e della Terra che la tradizione cinese presenta come «unione centrale», nel senso che è attraverso il centro che il Cielo e la Terra si uniscono 7 . Sotto certi aspetti, questa unione è parimenti simboleggiata dalla struttura dell’Ulivella: è a partire da un determinato centro che la Pietra cubica, la quale giace inizialmente sul terreno, viene sospesa a una fune verticale, grazie alla quale potrà essere sollevata a una determinata altezza 8 .

 

La parola lewis, si dice, significa «Forza». Può sembrare strano che tale senso sia espresso da un termine la cui origine latina evoca la leggerezza e, per estensione, la debolezza. Ma forse è presente un gioco di parole tra levis e vis, «forza» in latino. D’altronde, la forza del Lewis è quella capace di sormontare un’altra forza: la pesantezza, la resistenza contrapposta all’elevazione di un essere da tutto ciò che lo «tira verso il basso» 9 . È, nello stesso tempo, tanto la Forza che «eleva» quanto la Forza che «sostiene », ossia che preserva dalla caduta 10 . Tale elevazione è evocata fin dal primo grado, ma è chiaro che essa s’identifica all’«innalzamento» del Candidato alla Maestria dopo la sua discesa simbolica nella tomba aperta 11 , e che ai tre cunei metallici che formano l’Ulivella corrispondono i tre principali Ufficiali considerati nel gesto comune tramite il quale essi innalzano il nuovo Maestro 12 . In quanto «terza nascita» e in quanto «resurrezione», l’elevazione ha come condizione preliminare la «seconda morte», simboleggiata dalla discesa del Candidato nella tomba, ma essa implica anche un’altra discesa, quella dei tre che lo innalzeranno; a questo riguardo, i tre pezzi di metallo incastrati nella Pietra cubica, non potrebbero forse essere in relazione con l’arte di Tubalcain, il quale, per lavorare i metalli 13 , dovette discendere agli inferi?

 

Sotto un altro aspetto, la presenza in alcuni rituali di un simbolo concepito alla guisa di uno strumento esplicitamente descritto come composto da pezzi di metallo, si ricollega manifestamente a una fonte estranea alla tradizione ebraica, quando si abbia presente la diffidenza dei rappresentanti di tale tradizione verso l’utilizzo dei metalli, in particolare nella costruzione di un edificio come il Tempio di Gerusalemme: «Per la costruzione del Tempio si usarono pietre di cava già squadrate; così, per tutta la durata dei lavori, non si sentì mai il rumore di martelli, di picconi o di altri attrezzi metallici» 14 . Ritorneremo in seguito su questo tema della tradizione «straniera» e dello «straniero».

 

Abbiamo segnalato in precedenza i paralleli che possono essere stabiliti tra le parole lewis, levis, levare, level, libella, e che portano a riconoscere l’esistenza di una certa parentela tra il simbolo del Lewis e quello della Livella. D’altro lato, il latino libella, che designa la livella massonica, ha come senso principale quello di «piccola bilancia» 15 . Potrebbe esistere una parentela tra i tre simboli del Lewis, della Livella e della Bilancia 16 ?

 

Come la Livella, la Bilancia tradizionale serve a verificare una determinata orizzontalità (quella della linea che collega i due piatti) a partire da una verticale (quella sulla quale deve collocarsi l’ago perpendicolare al giogo). Per ciò stesso, anche la Bilancia simboleggia l’unione centrale del Cielo e della Terra, e ciò tanto più chiaramente in quanto essa è un simbolo dell’equilibrio e dell’armonia.

 

La Livella e l’Ulivella sono collegate alla stazione del Primo Sorvegliante, quindi all’Occidente; ora, la Bilancia zodiacale è, dei quattro segni cardinali, quello tradizionalmente associato all’Ovest, al tramonto. Questa associazione dell’Ulivella, della Livella e della Bilancia con l’Occidente suggerisce un legame tra questi simboli e la fine del ciclo attuale, la quale riguarda tanto più direttamente la Massoneria in quanto essa è una delle organizzazioni la cui ragion d’essere è di contribuire alla costituzione dell’Arca, nella quale devono essere preservati dalla dissoluzione finale gli elementi destinati a divenire i germi del ciclo futuro. Se è vero che la Loggia è un’immagine del Cosmo, e che la sua chiusura è una «soluzione » alchemica (così come l’apertura dei lavori è una «coagulazione»), non si potrebbe affermare che la chiusura della Loggia da parte del Primo Sorvegliante è un’immagine della dissoluzione di un mondo? In rapporto alla fine del ciclo, la Bilancia è evidentemente il segno del «giudizio». Dal canto suo, l’Ulivella è, come abbiamo visto, lo strumento tramite il quale viene «innalzato» il Compagno giunto al termine del suo «passaggio». In questo senso, esiste effettivamente una corrispondenza tra la Bilancia e l’Ulivella, come tra due diversi aspetti (macrocosmico e microcosmico) di questo duplice processo che comporta da un lato una dissoluzione, e dall’altro un ritorno allo «stato primordiale».

 

Un altro aspetto del nesso esistente tra l’Ulivella e la Bilancia può essere evidenziato dalla considerazione del dovere del Lewis inteso come figlio di un Massone. Tale dovere consiste nel «sostenere» il fardello che i suoi genitori non possono più portare; «sostenere» è, come abbiamo visto, uno dei sensi del latino levare. In questa descrizione della funzione del Lewis, vi è un’immagine che evoca in particolare la figura di Atlante che sostiene le colonne del Cielo, il che ci riconduce, in maniera inattesa, al tema della Bilancia 17 .

 

In effetti, un sinonimo del verbo levare è tollere, equivalente latino del greco tlaô («io sostengo»), da cui, sembra, derivino il nome stesso di Atlante e la parola talanton, indicante il piatto di una bilancia, essa stessa designata con il termine plurale talanta 18 .

 

Sostenere il fardello che gli anziani non possono più portare può significare anche l’assumersi il compito di conservare e trasmettere la tradizione di cui si è ricevuto il deposito; e, sotto questo aspetto, il dovere dei Massoni è lo stesso del Lewis. I Massoni hanno ricevuto in eredità una conoscenza che si esprime attraverso simboli risalenti alla notte dei tempi, e i loro eredi dovranno a loro volta assumersi il compito di conservare tale conoscenza.

 

Per sviluppare questo tema, esamineremo ora i rapporti simbolici suggeriti non più dalla parola inglese lewis, ma dal termine francese louve [nella sua accezione di lupa] (e da quello di louveteau [in quella di lupacchiotto]).

Il lupo rappresenta spesso una tradizione costretta ad abbandonare la sua terra d’origine per trovare rifugio in un lido straniero: il lupo è un fuggitivo e un esiliato, come Enea, la cui condotta illustra precisamente l’adempimento del dovere del Louveteau, Enea che porta sulle sue spalle il padre Anchise durante la fuga dei Troiani di fronte all’armata greca vittoriosa e che, al termine di un certo itinerario, giunge a fondare a Roma una nuova tradizione, erede di quella di cui egli ha conservato il deposito, tradizione che sarà simboleggiata precisamente dall’immagine di una lupa che allatta due fratelli gemelli, Romolo e Remo. Il lupo rappresenta perciò sovente una tradizione in esilio, alla ricerca di una nuova terra nella quale potersi radicare.

 

D’altra parte, il lupo è associato simbolicamente alla luce, e più particolarmente alla luce che brilla nelle tenebre. Esso è uno di quegli animali la cui presenza nella notte si discerne dal bagliore dei suoi occhi che brillano nell’oscurità. Apollo, il dio della luce, associato al Sole, lo è anche alla stella che brilla nella notte, ed è a volte rappresentato sotto l’aspetto di un lupo, e in greco antico esiste un’affinità tra la parola che designa la luce (lukê ) e quella che designa il lupo (lukos) 19 , talché l’espressione «Apollo Licio » significa allo stesso tempo «Apollo luminoso» e «Apollo lupo».

 

Il lupo è infine l’animale nordico e notturno che evoca il Polo e la tradizione iperborea 20 L’esilio di cui esso è il simbolo è più particolarmente l’allontanamento dalle origini iperboree di tutte le tradizioni ortodosse; ma, nello stesso tempo, questo simbolo è un richiamo alle origini in questione. La tradizione apollinea è precisamente una tradizione costretta ad allontanarsi dalle proprie radici iperboree, e che ha finito per trovare rifugio nel pitagorismo, e in seguito nella Massoneria. I Massoni, in tal modo, hanno ereditato il deposito di una tradizione germogliata da una terra che non è la loro. Si può anche affermare che essi hanno ereditato le vestigia di diverse tradizioni sorte da terre oggi scomparse, se si pensa anche alla tradizione atlantidea, d’origine occidentale, alla quale abbiamo fatto allusione menzionando il nome di Atlante. Essi sono quindi «figli della Vedova», nel senso che la Massoneria è «vedova » di una moltitudine di organizzazioni iniziatiche anteriori; ma sono nello stesso tempo «figli della Lupa », nel senso che essi debbono portare e sostenere la totalità del deposito che è stato loro affidato, e che non poteva essere più portato dalle organizzazioni agonizzanti da cui essi l’hanno ricevuto.

  1. Benché questa descrizione sia fornita fin dal primo grado, è chiaro che, nel caso del Lewis, il simbolismo dei metalli è utilizzato in un senso molto diverso da quello presente nella «spoliazione dai metalli».
  2. Lewis o Louve designa peraltro, nella Massoneria del Marchio, un determinato toccamento (strong grip, letteralmente «toccamento forte»), che rimanda parimenti all’idea dell’elevazione fino a una certa altezza.
  3. Quanto alla parola francese niveau, essa deriva dall’antico francese nivel, deformazione di livel, dal latino libella, che designa precisamente la livella massonica. Nelle Logge Emulation, l’Ulivella è posta sul tronetto del Primo Sorvegliante (il cui emblema è precisamente la Livella, e la cui funzione è associata alla colonna della Forza). 
  4. D’altro canto, la parola latina lupus significa «lupo», ma anche «zanna», «rampino». 
  5. Sul simbolismo di questo strumento vedere J. Deyme de Villedieu, «Le Niveau maçonnique», in «Études Traditionnelles » n. 489-490, luglio-dicembre 1985, pp. 206-17.
  6. Occorre sottolineare che in questa unione dei complementari, è la verticale a rappresentare il principio attivo e, a tale riguardo «primario», poiché è essa che determina l’orizzontale. 
  7. Su quest’ultimo tema, vedere R. Guénon, La Grande Triade, Adelphi, cap. III e Il simbolismo della Croce, Luni Editrice, cap. VI. 
  8. Ossia, a un certo «livello»… Questa fune verticale non potrebbe rapportarsi essa stessa, sotto certi aspetti, al cable-tow
  9. Nel primo canto dell’Inferno, la lupa (fr. louve) che ostacola la salita di Dante verso il Paradiso terrestre lo sprofonda nella prostrazione, nella tristezza, nello sgomento e gli fa perdere la speranza di scalare la collina (Inferno, I, vv. 51 e seguenti). L’Ulivella massonica (fr. louve) simboleggia la Forza capace di vincere la lupa infernale. Notiamo incidentalmente che, come tutti i simboli, quello della lupa e quello del lupo sono ambivalenti e possono presentare un senso «benefico» e un senso «malefico».
  10.  Il latino levare significa propriamente «elevare», ma anche, per estensione, «sostenere», e, inoltre, «sollevare», «alleviare », «liberare»; è a queste ultime accezioni che fa riferimento il dovere del Lewis inteso come «Louveteau»: «sollevare » i propri genitori dal «fardello» delle difficoltà quotidiane.
  11. L’elevazione al grado di Maestro è il raising; è precisamente il verbo to raise che designa l’operazione di cui l’Ulivella è lo strumento. Questa operazione si compie sulla Pietra cubica, ossia sul Compagno perfetto, che è giunto al termine del suo «passaggio», ossia al limite al di là del quale può realizzarsi la sua «seconda morte» e la sua «terza nascita».
  12. In questa parte centrale del rito dell’elevazione, il nuovo Maestro è sostenuto, attraverso il gesto comune del Venerabile e dei due Sorveglianti, dalle tre colonne che sostengono l’edificio massonico: Saggezza, Forza e Bellezza, ossia dai tre attributi divini che corrispondono alle «virtù» di cui i tre assassini di Hiram-Abif simboleggiano l’inversione. Si possono identificare i tre «vizi» di cui è questione alle tre disposizioni che Dante menziona attraverso le parole di Virgilio e che simboleggiano le tre fiere (la lonza, il leone e la lupa) che gli sono d’ostacolo: l’intemperanza, la folle bestialità e la malizia. A dire il vero, se l’Ulivella massonica rappresenta la Forza, e la lupa infernale la malizia, quest’ultima non è tanto il riflesso capovolto della Forza, ma piuttosto quello della Saggezza. Pensiamo tuttavia che, se esiste una relazione tra l’Ulivella massonica e la lupa infernale, essa non sia da ridurre a una semplice omonimia; forse ritorneremo sui diversi aspetti del simbolismo generale dell’Ulivella in uno studio futuro.
  13. All’ambivalenza del simbolo della lupa fa da riscontro quella del simbolo dei metalli i quali, sotto il loro aspetto «malefico», sono i tre assassini di Hiram-Abif, e, sotto il loro aspetto «benefico», sono i tre che innalzano il nuovo Maestro. 
  14. 1 Re, VI, 7. – In taluni rituali e catechismi massonici, è precisato che le pietre erano tagliate nelle cave e che le armature in legno erano preparate nelle foreste del Libano, poi trasportate per mare fino a Giaffa e, di là, convogliate fino a Gerusalemme. Giaffa appare qui come un luogo d’incontro tra la tradizione ebraica (il re Salomone) e la tradizione fenicia (Hiram, re di Tiro) e come uno dei simboli della loro alleanza. Ma è ugualmente «nei dintorni di Giaffa» che sarebbero stati ritrovati gli assassini di Hiram-Abif.
  15. Anche questo tema è sviluppato nell’articolo già citato di J. Deyme de Villedieu. 
  16. Quest’ultimo simbolo non appare come tale in Loggia, almeno nei primi gradi. Tuttavia, si può affermare che la Bilancia, espressione dell’equilibrio e dell’armonia, è implicitamente presente in tutte le rappresentazioni simboliche del Cosmo, di cui la Loggia è un’immagine. 
  17. Cfr. J.-L. Grison, «Tula et la Balance», in «Études Traditionnelles » n. 489-490, cit., pp. 147-54. Come ricorda J.-L. Grison sulla scia di R. Guénon, la parola Tulâ, in sanscrito, significa «bilancia», e serviva a designare primitivamente la Grande Orsa, prima che tale nome fosse trasferito a una costellazione zodiacale (cfr. R. Guénon, Il Re del Mondo, Adelphi, cap. X).
  18. La medesima radice si ritrova nel nome di Atalanta. A-talantos (a- privativa) significa «dello stesso peso» o «che non fa pendere la bilancia»; Atalanta potrebbe significare «equilibrata».
  19. Cfr. R. Guénon, Simboli della Scienza sacra, Adelphi, cap. XXIV, «Il Cinghiale e l’Orsa», p. 162. 
  20. Da questo punto di vista, la Bilancia, con la quale l’Ulivella presenta una parentela, non è solo quella zodiacale, ma anche la Bilancia polare di cui si è già parlato in una nota precedente.